V. Lilla

il Grande Rosso © Vladimiro Lilla 2011

Vladimiro Lilla

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“Ascolto ‘Della stessa materia dei sogni’ dei Tiromancino e guardo gli oggetti.

Cos’è la materia?

Noi siamo materia, usiamo materia per vivere, usiamo materia per respirare, per mangiare, a volte per amare.

La materia ci compra, ci rende felici, ci gratifica; c’è chi la usa per distruggere, Vladimiro Lilla usa la materia per ricordare e creare.
Ascrivibile al movimento dell’Arte informale europeo degli anni Cinquanta e Sessanta, Lilla rispetta il rigore tecnico della tradizione materica, complesso ed incisivo nell’esecuzione.

Più vicino alle tecniche informali di Fautrier e alla sua elaborazione a tratti grezza, l’arte di Lilla esula dalla ribellione, dalla rivincita della materia gretta di Burri e i suoi materiali di fortuna; dalla volontà di ricostruire e valorizzare l’Uomo dopo la catastrofe della seconda grande guerra, avvicinandosi all’Art Brut di Dubuffet ed al suo sentire, più intimista e meno sovversivo, che confluisce in una pulsione emotiva espressa in una comunicazione immediata e sintetica, senza mai dimenticare l’intenzione estetica.

La sua tecnica infatti non ha sbavature, pur rispettandola sempre, la utilizza come mezzo di espressione personale e non come mezzo di protesta, cercando nella sua introspezione il soggetto dei suoi dipinti.

Con stucchi e colore spalanca una porta che ci porta al suo vissuto; non deve certo spaventare quell’astratto che non rappresenta il riconoscibile. Lilla ci offre un percorso della memoria, di un tempo che ha inciso la sua storia, di un momento, un sogno, di un ricordo a volte strappato e rattoppato con delle corde, a volte nitido, di una lettera, di un numero che non ha importanza tradurre.

Lettere e numeri non sono l’anagramma di parole nascoste, per questo non avrebbe senso tentare di dare un significato al flusso della memoria e dell’istinto.

Pur rimanendo criptica nel significato sintattico, l’arte di Lilla è immediata nel raggiungere la rievocazione ed il cuore.
Chi guarda non può non rimanere felicemente sorpreso da chi, oggi, sommersi dal digitale e da Photoshop, ancora rispetta la tradizione di un figurativo di qualità”.

Michela Malisardi

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