Chi è ZooArt?

Chi ZooArt?

Nell’immaginario collettivo lo Zoo il luogo domenicale di svago familiare e facile bersaglio di animalisti; gidai tempi del Sacro Romano Imperatore Giuseppe II, negli anni 0 dell’ottocento, si importavano giraffe e animali esotici in grandi giardini, prima serragli imperiali poi patrimonio della cittadinanza, non certo a pagamento.

Negli anni, il businnes dell’intrattenimento ha trasformato gli Zoo in veri e propri luoghi di aggregazione di massa: invece di passeggiare nei corridoi di un museo, si preferiva un itinerario in mezzo a gabbie con micro-ambienti per bestie extra-continentali.

Abitualmente pieno di visitatori, bambini, animali che allungano il muso per avere lo zuccherino, grandi gabbie con feroci belve, inservienti e chioschi di pop corn, se chiuso e lasciato in disuso, lo Zoo riporta la stessa malinconia e inquietudine di un Luna Park appena chiuso per l’inverno, perchquindi non utilizzarlo?

Gabriele Orlando Lacche ha deciso di rivalutare lo spazio dello zoo di Ortona, dandogli una nuova identità ZooArt, un viaggio a ritroso verso il ritorno al concetto dell’arte come intrattenimento e scoperta, istanza originale dello Zoo animalesco.

Altre manifestazioni, gallerie, spazi espositivi e rassegne ingabbiano con sbarre trasparenti la creativit la incasellano in trend di mercato che con gli artisti hanno ben poco a che fare, piegando la fantasia a velleitdi guadagno che tarpano le ali al progresso artistico.

ZooArt diversa.

ZooArt non chiude ma spalanca le porte e butta via le chiavi.

ZooArt nata e fortunatamente rimasta, limpida nei suoi intenti, come dichiarato nel titolo: gabbie aperte alla creatività di qualsiasi matrice inventiva essa sia.

Arrivata ormai alla sua quinta edizione, ha ancora il coraggio e la libertà di organizzare una collettiva di pittura alternativa e linguaggi artistici non convenzionali

Oggi come oggi i linguaggi dell’arte contemporanea sono diventati un’esclusiva di un?lite di addetti ai lavori che se la ridono, godendo dei meccanismi che loro stessi hanno creato; ZooArt vuole rompere la spirale dei codici silenziosi e urlare al pubblico che l’arte per tutti, utilizzando un sito non convenzionale, un non-luogo-dell’arte, decontestualizzandolo per ricostruirne il significato.

Questo processo permette di estrapolare il senso vero di quadri, musica, danza, cinema, performance e chi pine ha pine metta, permettendone la comprensione e maggiorandoli con il valore aggiunto dello straniamento, che implica una maggior riflessione e coinvolgimento.

Insomma, ZooArt la possibilità concreta di carpire la diversità di apprezzarla; rompe gli schemi, e non solo, ad un sistema dell’arte ormai pronto per un cambiamento.

Michela Malisardi

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