Alessandro Passerini

diVino Amore © Alessandro Passerini

Sei il colore che non ho / e non catturero’ /

ma se ci fosse un metodo / vorrei che fosse il mio /

fanne quel che vuoi, di noi / me l’hai insegnato tu /

se c’e’ una cosa che e’ immorale / e’ la banalità “.

Afterhours

Passerini il colore ce l’ha, l’ha sempre avuto, ed ha trovato il metodo per catturarlo.

Di formazione poliedrica, mastro artistico e scultore, Passerini e’ riuscito a trovare il bilanciamento espressivo migliore per raccontare.

Attraverso una sintesi volumetrica basata sull’equilibrio e la distribuzione dei tre colori primari – rosso, giallo e blu – e dei loro complementari – viola, verde e arancione – ha costruito la tavolozza piu’ equilibrata per i suoi soggetti, che tutto vogliono tranne l’essere descritti in modo naturalistico attraverso un colore reale, ma piuttosto ascrivibile alla sfera emozionale di descrizione del soggetto.

Protagoniste dei suoi quadri sono donne, Muse, amiche che l’hanno colpito e gli hanno lasciato qualcosa degno di essere raccontato con il suo pennello.

Negli sfondi e nelle linee dinamiche e’ vicino all’estetica futurista di Depero, creando una costruzione geometricamente armoniosa; osservandoli ci fa venire in mente anche gli esperimenti d’avanguardia dei russi, tra i quali, il più vicino agli sfondi di Passerini non è, come solitamente accade il più famoso Malevich, ma la meno conosciuta Lyubov Popova, la cui sensibilità è riuscita a rendere le sue colorate costruzioni volumetriche meno drastiche e più coinvolgenti.

Nella descrizione delle figure invece, l’artista, è ben lontano dal clima fervido della pre-rivoluzione russa per abbracciare uno stile di indagine degno del pittore più intimista.

Le sagome, i volti, le figure, i tratti sono morbidi e lasciano trasparire una metafisica romantica. Pose non convenzionali e tagli particolari che di solito è più consueto trovare in fotografie, oltre a indicare la passione dell’artista anche per quest’arte, rendono i soggetti sospesi in un momento eterno.

Dai primi lavori, più schematici e meno naturali, Passerini ha raggiunto un tratto dinamico e spontaneo: riapre l’archivio della memoria, quello delle sensazioni, fugaci o durature, quello degli affanni, centrifuga i particolari che gli interessa descrivere, aggiungendo un pizzico di maestranza artistica et voilà!

In fin dei conti un ricordo ogni volta che ci sovviene risulta patinato da un colore dettato dall’esperienza, una fotografia-souvenir nella nostra mente è filtrata, come nella trilogia cinematografica di Kieślowski, da colori che ci ricordano l’umore del momento vissuto: in questo modo Passerini dipinge, stratificando il vissuto ed i suoi colori con le tinte del presente e della sua personalissima arte.

 

Michela Malisardi

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