A. Amaducci

Contuum © Andrea Amaducci

Andrea Amaducci

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Le creazioni pittoriche di Amaducci, artista poliedrico, attivo un po’ in tutti i campi dell’arte, sono una centrifuga di stili: elencare i riferimenti all’arte informale, a Rauchemberg, alla materia degli europei del dopoguerra e a Picasso e tentare attraverso di essi di ricostruire lo stile del pittore sarebbe un’utile e legnosa ricostruzione di un falso.

Amaducci è tutti loro e non è nessuno di questi, Amaducci è un mosaico di stili che si annullano per costruire una personalità ironica e tuttofare, che utilizza tutti i mezzi a sua disposizione per comunicare, non discriminando i diversi media pittorici.Come ogni personalità che crea, questo artista ha un tratto distintivo: se camminiamo per le strade di molte città italiane e buttiamo l’occhio sui muri, nei cantieri, sotto i semafori e agli angoli dei palazzi noteremo una creatura che ci osserva, con gli occhi spalancati, ferma, ci guarda: un Alieno.

La creatura o le creature, a volte più di una, sono immerse in diverse situazioni, che come mondi onirici le ospitano sempre, o quasi, in primo piano; è come se l’Alieno fosse il vero Andrea, non l’artista, il ballerino e il performer, l’Andrea-bambino, l’Andrea adulto che pensa e vede le cose, che le vive; è l’istinto che si fa ragione sulla tela e vede, esprime e sente quello che non si può e non si deve sentire nella quotidianità.

L’Alieno alienato e’ puro segno, non c’e’ incertezza e ripensamento, sembra che curve e linee siano sempre appartenute alla mano di Amaducci, l’Alieno a volte sembra quasi spettatore come noi di ciò che ci accade intorno.

Non esiste realtà che l’Alieno non possa conoscere, guardare, descrivere ed osservare perplesso dietro i suoi essenziali tratti somatici: sesso, cronaca, amore, arte, religione città, niente lo può fermare dall’essere testimone di ciò che accade.

Come Karel Appel, negli anni Cinquanta, a cui è accomunato solo dalla medesima filosofia del creare artistico, riscopre la libertà creativa, Amaducci, tralascia lo slancio distruttivo e ricreativo dell’olandese, per forgiare la sua personale libertà creativa, pura e contagiosa, spregiudicata ed irriverente, dolce e talvolta quasi indifesa, che gli permette di creare un livello primitivo e spontaneo di linguaggio comunicativo, attraverso il disegno.

Amaducci è un interprete energico di una pittura basata sul segno, sul ricordo del bambino che non è mai scomparso, sulla critica ironica e sul coinvolgimenti inevitabile di chi osserva queste intriganti e adorabili creature.

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Michela Malisardi

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