Arte, non prodotto

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Eli
Rebel Rebis

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Hierós | arte sacra contemporanea

Autoritratto © V. Lilla 2011

MUMI – Museo Michetti, piazza san domenico, 1, Francavilla al Mare (CH)
Sabato 18 febbraio 2012 alle ore 17.00 fino a domenica 17 marzo 2012 alle ore 20.00

L’arte, come ogni prodotto dell’uomo, è soggetta alla secolarizzazione, acclimatata nelle forme e negli echi all’attualità, spesso asservita all’ego caduto, ma sempre e comunque forza in tensione verso altro.

Da tempo l’arte non ha più la precipua funzione di didascalia visiva per insegnamenti evangelici, da decenni l’aggressione visiva e uditiva dei media saturano la mente dell’uomo che finisce per cimentarsi col tecnicismo, a danno della logica intuitiva, o col vuoto. Dopo la morte di Dio nel XIX secolo e la morte dell’uomo nel secolo successivo, un nuovo umanesimo risorge all’alba del XXI secolo. Con esso l’uomo cerca di riconquistare la tradizione afferrando la modernità in un cammino emozionale e euristico che è necessità antropologica.
Perciò capita ancora oggi di stupirsi di come l’artista contemporaneo riesca mirabilmente a transustanziare e spiritualizzare l’oggetto del suo facere poietico: un processo di rinnovamento spontaneo e non commissionato lo apre al mistero, o meglio ancora al “ministero” che lo pone al servizio della liturgia della vita e spinge il suo operato verso il sacro, un luogo presentito di cui cerca le impronte nel quotidiano.

Quella dell’arte è un’azione transitiva: il soggetto iconografico lo lega al divenire, il significato intrinseco l’accomuna alla sfera del cultuale. Ed è una verità senza tempo.

La mostra, organizzata dal Collettivo TM15 all’interno della Rassegna d’arte contemporanea B.Cascella, in collaborazione con la fondazione Staurós, ribadisce questo aspetto della grammatica dell’arte mentre propone, in chiave contemporanea, un’ indagine cromatica e figurativa della fenomenologia del sacro.

Quel che attende il visitatore è un cammino avvincente su un sentiero tortuoso. Un percorso continuo che si snoda dal sacro delle origini, ispiratore di un universo metaforico fatto di piccoli idoli, viatici funerari e rievocazioni di stati embrionali e che prosegue ininterrotto tra sacro e profano. Per un costruttivo confronto che si dischiude in una nuova dimensione maggiormente intima e psichica.

Le opere che rievocano il sacro delle origini hanno i colori della terra, respirano il mito, imitano un’istintualità e una vivacità espressiva mai più raggiunte. Il sacro degli inizi è fondato sull’esperienza, impregna l’elemento naturale e celebra idoli e spiriti da propiziarsi. Alla genesi del cosmo e della vita nelle veneri paleolitiche la fecondità permea il corpo femminile diffondendosi in una formosità opulenta, la forza della natura graffia in pitture rupestri; il simbolo impregna vasi ora antropomorfi ora austeri come urne in argilla, la linea tratteggia le spire del serpente letale e vivificante assieme. Nella sua bocca un uovo cosmico come in una celebrazione mitriaca.

Ma le radici ontologiche dell’uomo affondano anche nella sofferta coscienza della Trascendenza del divino e nelle mani protese verso il Dio nascosto, distaccato. Il monoteismo spegne i toni tribali che hanno spolverato di religioso ogni elemento della natura e fissa in singole entità l’oggetto del culto. Qui i tratti iniziano ad esser più sofferti e questuanti. A questo senso di sacro separato l’uomo contemporaneo si ribella. L’orante rivendica la sua relazione con la divinità.
Nell’ottica postmoderna la sacralità diventa avvicinabile e tangibile in un’epifania quotidiana, si batte col dubbio, chiama Dio con i nomi più diversi ma riappare prepotente, e non è più negazione dell’uomo.

Guide angeliche in un sincretismo cristiano-pagano favoriscono il cammino umano in un passaggio dal valore iniziatico, e lo innalzano lontano dalla terra, lungo l’aria e l’acqua, verso il cielo. Nel buio la luce e il colore sono dati dallo spostamento sacro. L’uomo viator porta con sé l’immagine amata a memoria del luogo e della persona da cui tornare.
Solo il “Rosso” del sangue, che ha macchiato il suolo del “Gòlgota” e la “Passione” che ha lacerato l’imago umana di Dio gli consente di riapprodare, in una balistica discenditiva, dal cielo alla terra. Qui l’uomo riconosce l’altro uomo custodito nella foto da viaggio e il suo atto di amore supremo. Qui la fede prende corpo. La carne del divino si ricompone scendendo dalla Croce e con la violenta espressività di quel legno parla all’uomo, cessa di essere entità esterna e diventa una realtà interiore e immanente.

La croce ora domina in tutte le forme, unifica ed equilibra gli elementi, ma soprattutto è vessillo di gloria, è trofeo del Risorto, simbolo di morte del vecchio e nascita del nuovo, è trasfigurazione del cerchio in cui si iscrive, è ancora più che mai “respiro divino”. Dalla croce al cerchio il passo è breve. Sull’intersezioni delle sue rette fa perno il centro per disegnare un anello: il cerchio della vita che chiama alla morte per seminare la rinascita. In esso tutto è fede.

Ecco, dunque, cos’è “Hierós”: un racconto appassionato che narra il rapporto ancestrale tra l’arte e il mistico e tra l’uomo e il nume. Un descrizione visiva e attuale di un accelerazione dell’anima. Una volontà di riscatto collettivo dal caos che spinge l’individuo in generale e l’artista in particolare a riappropriarsi della dimensione spirituale tentando un superamento di quella antropologica scissione interiore tra coinvolgimento immanente e spinta trascendente. In questo processo l’arte stessa, lontano dalla dogmatica cristallizzazione o da qualsiasi autoreferenzialità, riacquista sacralità offrendo alla religione del mistero la risposta creativa individuale e consente all’uomo di riguadagnare il mondo circostante. E se stesso.

Rita Di Mascio

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Genere: arte sacra contemporanea, collettiva

Orari: su appuntamento al +39 085 815164, Ufficio Cultura
Orario del vernissage: ore 17.00
Orario del Finissage: ore 19.00

Ingresso gratuito.

Patrocini: Comune di Ortona, Comune di Francavilla Al Mare, Assessorato alla Cultura di Francavilla Al Mare, Fondazione Staurós, Premio Nazionale di Arte Contemporanea ‘B.Cascella’, Collettivo TM15.

Curatori: Alessandro Passerini, Pasquale Grilli, Daniela Garofalo, Monica Seksich.

Artisti: Pierluigi Abbondanza, Stefano Carbonetti, Federica Costa, Mirko Dadich, Maurizio Di Iorio, Vladimiro Lilla, Antonio Lucifero, Mario Mariano, Elisa Mucchi, Gianfranco Pagnini, Alessandro Passerini, Emilio Patrizio, Michela Sbuelz, Monica Seksich, Franco Sumberaz, Symbolon, Massimo Volponi, Luca Zarattini.

Premio Occhi per l’arte contemporanea

Vi sono diversi eventi nel corso di una vita che cambiano radicalmente il nostro modo di vedere e sentire. Nel bene e nel male.
Vi sono persone che incrociamo, anche solo per un attimo, che cambiano inevitabilmente il nostro modo di vedere e di sentire. Nel bene e nel male.

Tra queste persone ve ne sono tali da intravedere in chi hanno di fronte una scintilla. Riescono a tramutarla in una fiamma, e da quel momento arde in noi ogni secondo di ogni singolo giorno, aumentando sempre più d’intensità. Ci permette di vedere le infinite possibilità entro i nostri stessi limiti.

Senza questi Maestri non sarebbe possibile.
Sono in-segnanti, che lasciano un segno indelebile in noi, indicandoci quella che è la nostra indole naturale.

Il I° Premio Occhi 2012 vuole concentrare la sua attenzione su questo tema: lasciare un segno, e chiede agli artisti partecipanti di mostrare quale sia il segno lasciato in loro da un evento, una persona o un singolo elemento. Un segno che ha cambiato radicalmente il modo di vedere le cose, e che li ha portati ad essere quel che sono ora.

Il Premio di Pittura P. Occhi è aperto ad artisti professionisti, emergenti, autodidatti e a studenti di qualsiasi nazionalità (residenti e non-residenti in Italia) che operano sul territorio nazionale Italiano o estero. La partecipazione è gratuita, e non ci sono limiti di età per chi si candida né di qualifica o curriculum. Il premio incoraggia la partecipazione di artisti di ogni livello.

Al vincitore del Premio Paola Occhi andrà un premio acquisto del valore di 500,00 euro e sarà consegnato il Trofeo Paola Occhi, creato appositamente da artisti ceramisti; presentazione su tutti i maggiori portali d’arte dedicati, ed eventuale apparato critico.

Bando scaricabile al seguente link: http://www.passeart.it/Occhi/Premio_Occhi_2012.zip

Per informazioni

http://premiopaolaocchi.wordpress.com

premio.occhi@gmail.com

LVI Premio Basilio Cascella 2012

premio nazionale di arte contemporanea
categorie: pittura e fotografia

Tema della LVI edizione sarà ‘Miseria e Nobiltà | la ricchezza dell’Anima nell’era dei mercanti’ e saranno selezionati 40 artisti su territorio nazionale.

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“L’economia è la scienza che analizza la produzione, lo scambio, la distribuzione ed il consumo di beni e servizi. Nel periodo in cui viviamo le crisi economiche mondiali determinano le scelte sociali di una intera collettività.

Ha ancora senso parlare di Arte come forma creativa di espressione estetica che usa accorgimenti tecnici, abilità innate e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall’esperienza?
Nella sua accezione odierna, l’arte è ancora strettamente connessa alla capacità di trasmettere emozioni?

L’arte, specchio del proprio tempo, ha fatto suoi i linguaggi comunicativi del periodo, piegando e manipolando marketing e mercato. Un impoverimento espressivo e tecnico ha lasciato posto alle campagne artistico/pubblicitarie, creando sempre più confusione fra cosa è arte e cosa è mercato.

Quale può essere la nobiltà nella povertà, o la miseria nella ricchezza?

L’arte ha ancora questa potenza espressiva ed è ancora in grado di essere specchio del proprio tempo.

All’artista si chiede di analizzare tale tema, ponendo l’attenzione sulla miseria o nobiltà di espressione artistica odierna, e producendo a sua volta un’opera che possa esemplificare questo rapporto tra ricchezza e povertà, non solo economiche, ma anche di espressione. Vi si chiede di incanalare in pittura o fotografia questo sentire, e portarlo quindi all’attenzione del pubblico, dando una propria risposta, un suggerimento o un pensiero.”

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La partecipazione è gratuita, e riservata a pittori (qualsiasi genere e tecnica) e fotografi (con particolare preferenza a pose da pellicola, e nessun fotoritocco o esecuzioni di computer grafica). Sarà presente una sezione fuori concorso con opere non partecipanti al premio, omaggio al Maestro Basilio Cascella di artisti legati al premio.

La LVI edizione si terrà a maggio 2012 in luogo espositivo da definire tra quelli disponibili.

La commissione giudicatrice è composta da critici, artisti, galleristi, curatori ed esperti d’arte le cui decisioni saranno insindacabili.

Il premio finale delle due sezioni verrà assegnato a 2 vincitori designati dalla Critica e 2 designati dai visitatori alla mostra. La premiazione avverrà nel mese di maggio, in data da definirsi e prontamente comunicata ai partecipanti al concorso. Prevede il trofeo ‘Basilio Cascella’, creato appositamente per il premio in pregiata ceramica artistica; mostra personale della durata di un mese ospitata in luogo espositivo da definire tra quelli disponibili e in periodo concordato col vincitore.

E’ prevista la pubblicazione di un catalogo con tutti gli artisti selezionati e le relative opere inviate e create per il premio; cartolina d’invito; manifesti e pubblicità tramite stampa e sui principali portali d’arte.

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Tutti gli aspiranti partecipanti al LVI Premio Basilio Cascella 2012 dovranno inviare entro il 18 marzo 2012 tre immagini .jpg (a 300 dpi, con lato minore minimo 600 pixel) delle opere più rappresentative della propria espressione artistica alla mail selezione@premiocascella.it, non espressamente riguardante il tema, e se selezionati dovranno presentare 1 opera concernente il tema del Premio.

Tutte le specifiche e ulteriori informazioni le potete trovare nel bando 2012:
http://www.premiocascella.it/2012/Premio_Cascella_2012.zip

Per informazioni:
www.premiocascella.it
info@premiocascella.it

Hierós | arte sacra contemporanea

Respiro Divino

Respiro Divino - F. Sumberaz

Nel mondo di oggi, dove sin da bambini ci hanno insegnato a dire “prima di Cristo” e “dopo Cristo”, è difficile pensare di possedere la stessa percezione del divino e della sacralità dei primi abitanti del pianeta.

L’uomo del terzo millennio (sia esso credente o meno) non può che sfiorare la religiosità che si perde nella notte dei tempi. Sempre e comunque attraverso il filtro della mentalità di tradizione ebraico-cristiana.

Ciò significa che nulla possiamo sapere degli dèi venerati dai padri dei nostri padri?

Niente affatto. Pitture parietali, statuette, pendenti incisi, decorazioni su vasi dell’età preistorica ci raccontano di un universo che celebra la Dea Creatrice, la Madre Terra, e con Essa tutte le cose viventi, in quanto partecipi della sua divinità. La Dea è rappresentata incinta e nuda, o nella posizione della partoriente, o ancora con seni e glutei prominenti.

Un’antica religione che si svela attraverso un’Arte fatta di segni, simboli e immagini di divinità. Ma la Dea Dispensatrice di Vita e di Fertilità è anche la Dea Reggitrice di Morte e la Dea Rigeneratrice, riflesso di una concezione ciclica del tempo che nell’arte si traduce in spirali e cerchi, in serpenti, simboli benefici di energia vitale e rigenerazione ben lontani dal serpente ucciso dall’Indra vedico, o quello, ben più famoso, che nell’allegoria biblica del peccato originale spinge Eva a cogliere il frutto proibito.

La religione dell’uomo antidiluviano trae quindi il suo sistema simbolico e iconografico dall’osservazione della natura e delle sue leggi: non c’è distinzione tra il Sacro (ciò che appartiene alla divinità) e il Profano (ciò che non gli appartiene). Anche la più piccola manifestazione della natura è una ierofania.
Concetto arduo da afferrare per noi, educati ad una netta separazione tra Spirito e Materia, eredi di quella religione adamitica in cui il Padre Creatore, dall’alto del Regno dei Cieli, governa un mondo materiale popolato da peccatori alla ricerca della salvezza.

Siamo ben lontani quindi dal poter vivere la percezione del divino allo stesso modo di un uomo delle caverne che si inchina di fronte alle forze della natura o di un augure etrusco che con il naso all’insù insegue il volo degli uccelli per decifrare i messaggi degli dèi.

Del resto, oggi rimarremmo (giustamente!) inorriditi di fronte ad un ministro di Giove che immola un toro bianco al padre degli dèi. Duemila anni fa non ci sarebbero stati eserciti di animalisti pronti a scagliarsi contro tali barbarie. Per noi un atto di crudeltà. Per l’uomo antico un sacrificio. Sacrificare: dal latino sacrum facere, rendere sacro. Un via per entrare in contatto con la divinità, ottenerne i favori, interpretarne il volere.
Eppure non dobbiamo dimenticare che l’inizio della nostra era, quella cristiana, è segnato dal sacrificio supremo: il sacrificio di quell’Uomo di Nazareth che per amore di Dio e del Prossimo muore sulla croce.
Come l’ocra rossa usata dai neolitici per dipingere le immagini della Dea Madre, il sangue che tinge di rosso le rappresentazioni del Cristo morente è Vita. La Passione non è Morte, ma Vita.

Una Nuova Vita all’insegna di una ricongiunzione tra Terra e Cielo. Quello stesso incontro suggerito da una croce che svetta sulla cima di un monte e si allunga verso il soffitto del mondo.

Nel nostro sistema di pensiero, che lo vogliamo o no, la croce è diventata uno dei simboli più potenti, traboccante di significato. Se per un credente è l’immagine del Figlio di Dio, morto per salvare l’umanità, per tutti la croce rappresenta l’Uomo che ha dato la Vita per Amore.
E con la croce e la passione termina il percorso proposto da Hierós, la mostra organizzata dal Collettivo TM15 in collaborazione con la fondazione Staurós, all’interno della Rassegna di Arte Contemporanea Basilio Cascella: artisti contemporanei ci offrono, attraverso la loro interpretazione, gli esiti di un’intima esplorazione sul concetto di sacro e la sua evoluzione.

Il risultato? Un’affascinante viaggio, il cui punto di arrivo è al tempo stesso punto di partenza. Muovendo sin dalle origini, quando il divino alita in ogni forma di vita, esplorando poi l’alienazione del sacro, che staccandosi dal mondo materiale diventa ultraterreno, si giunge, attraverso un cammino di rinnovamento colmo di sacralità, alla crocifissione, momento che sancisce un ritrovato sodalizio tra terra e cielo ed è a sua volta genesi della nostra idea di sacro. Un cerchio, quindi, che si chiude su se stesso, la cui fine non è che un inizio. Un circolo, proprio come la grande giostra della Vita.

Denise Galuzzi

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Vernissage: 26 novembre 2011, ore 18.00
Finissage: 22 dicembre 2011

Spazio Espositivo: Museo Staurós di arte sacra contemporanea, C/da San Gabriele, 187 – 64045 – Isola del Gran Sasso (TE) – 0861 975727

Genere: arte sacra contemporanea, collettiva

Orari: tutti i giorni dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 20.00
Orario del vernissage: ore 18.00
Orario del Finissage: ore 20.00

Ingresso gratuito.

Patrocini: Comune di Ortona, Fondazione Staurós, Premio Nazionale di Arte Contemporanea ‘B.Cascella’, Collettivo TM15.

Curatori: Alessandro Passerini, Monica Seksich, Giuseppe Bacci, Pasquale Grilli, Denise Galuzzi.

Artisti: Mirko Dadich, Vladimiro Lilla, Alessandro Passerini, Michela Sbuelz, Monica Seksich, Franco Sumberaz, Symbolon, Massimo Volponi, Luca Zarattini.

R i s o r g i m e n t a l i * V i s i o n i

Interpretazioni e visioni dei giovani artisti contemporanei sui personaggi e sulle tematiche del Risorgimento Italiano.

Il Comune di Polverigi e il portale d’arte www.ilfaroverde.it presentano: la mostra collettiva “Risorgimentali Visioni” dall’8 al 23 ottobre 2011, presso la chiesa del SS Sacramento a Polverigi. La manifestazione si svolge in collaborazione con: Teatro Tascabile di Alessandria, Gruppo artistico TM15, Premio Cascella, Premio Centro, Proloco di Polverigi, Mediateca Gualtiero Giamagli e il patrocinio della Provincia di Ancona.

Collettiva tematica di artisti provenienti da tutta l’Italia accomunati dal portale d’arte “Il faro verde”, l’esposizione curata dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Polverigi, tratta in maniera contemporanea le tematiche e i personaggi che hanno fatto la storia del Risorgimento Italiano.

L’esposizione è una rivisitazione artistica delle figure eroiche e non solo, del Risorgimento: da Garibaldi a Cavour, da Pellico a Vittorio Emanuele II. L’iniziativa ha fini didattico-artistici, in quanto sarà presa come spunto contestuale per organizzazione di lezioni di storia risorgimentale, in coincidenza con le celebrazioni del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, l’arte contemporanea come chiave di lettura per la storia.

Sabato 8 ottobre alle ore 18.00 presso la chiesa del SS Sacramento inaugurazione mostra alla presenza delle autorità locali, a seguire l’inaugurazione della mostra d’arte con una degustazione dei prodotti tipici locali a cura dell’Associazione “Terra dei Castelli”.

Sabato 14 ottobre alle ore 18.00 nell’ambito della mostra il prof. SERGIO RIGOTTI terrà una lezione di storia dedicata al Risorgimento nell’arte
Sabato 22 ottobre si svolgerà la performance teatrale dal titolo “Mameli Medley”, realizzata dalla Compagnia Teatro Tascabile di Alessandria.
La mostra sarà visitabile tutti i giorni dalle ore 17.30 alle ore 19.00. Su appuntamento, la mattina per le scuole, prenotando al numero 3492458988.

Artisti presenti: Paolo Berti, Alessandra Buschi, MassimoVolponi, Claudio Starnone, Antonio De Blasi, Collettivo VV, Marco Manzoni, Juliano Dhembi, Gabriella Siciliano, Carmelo Todoverto, Augusto Salati, Gabriele Falcioni, Vladimiro Lilla, Yari Isacc, Mirko Dadich, Alessandro Passerini, Mario Mariano, Andrea Amaducci, Matteo Arafanotti.

R i s o r g i m e n t a l i   V i s i o n i

“Nel gennaio 1861 si tennero le elezioni per il primo parlamento unitario.

Il Regno d’Italia si apprestava a diventare semplicemente Italia, un paese che diventa nazione, che diventa un solo popolo, una sola storia sociale, una sola sofferenza e una sola gioia, un solo governo, allora ancora di stampo monarchico, ma che si stava trasformando in quello che è stata per anni un esempio di democrazia; un’Italia che diventa unità unita.

Unità è un termine che nella nostra mastodontica e multi sfaccettata lingua ha una valanga di significati.
La ricerca dell’unità e dell’unione è dentro all’Uomo, è un desiderio proprio dell’animale sociale: l’animale cerca il branco mentre l’Uomo, anch’esso animale, cerca una società in cui rispecchiarsi.

In ogni aspetto della quotidianità esiste la sfumatura sociale che crea legami e modus operandi che ci spingono alla collaborazione e all’aiuto reciproco: il governo è (o dovrebbe essere) la rappresentanza del popolo unito; la maggior parte degli sport nazionali, per esempio, sono discipline di squadra che rappresentano l’unione; le stesse Olimpiadi sono un esempio di unione e coesione sociale.

E l’Arte in tutto questo che ruolo gioca?

L’Arte, primo strumento dell’emotività, della società, della vita e della comunità ha giocato il ruolo di rappresentanza nei diversi processi culturali che hanno da sempre contraddistinto l’Umanità.

Nel Medioevo, l’Arte Sacra, molto più iconica e simbolica dell’evoluzione che successivamente subirà in età moderna, ha creato l’unità dei fedeli, l’unione sotto il simbolo di Santi e di un Dio raffigurato (quindi reale) che proteggeva e pretendeva incondizionata obbedienza e non creava dubbi ai fedeli.

Dal ‘400 in poi, l’Arte ha unito le maestranze: i migliori risultati artigianali sono stati ottenuti in questo periodo.
Fino all’800 l’arte ha unito il Bello, ha unito il popolo nell’ammirazione di ciò che era talmente ben fatto, da far esclamare a Giorgio Vasari, in contemplazione di Leonardo da Vinci: “grazia e virtù, in una maniera che dovunque si volge quel tale, ciascuna sua azione è tanto divina, che lasciandosi dietro tutti gli altri uomini”.

Oggi siamo un’unità, ancora.

Dall’800 in poi l’Arte ha unito le sofferenze del popolo; un’inclinazione espressionista ha fatto fatica ad abbandonare la produzione artistica, continuando a contaminarla fino a oggi.

Come dimenticare la disperazione del Grido di Munch o le trasfigurazioni dolorose di Schiele? L’arte ha unito la protesta e la rivendicazione sociale, e non è possibile non menzionare Il Quarto Stato di Pelizza da Volpedo e il grande capolavoro di Picasso, Guernica.
Ma fino ad allora, l’arte rimaneva l’arte e la vita rimaneva la vita.

Furono le avanguardie storiche a ribaltare le carte in tavola: partendo dai Futuristi e continuando con i Dadaisti, ed il loro più importante portavoce Marcel Duchamp , hanno sdoganato il rapporto Arte/Vita, unendo i due universi ormai in modo indissolubile.

L’Arte tutta ora si impone al mondo come unità sinestetica, da Duchamp e il ready made, non esiste più il concetto di realizzazione artistica che scinde la realtà ed un’arte meramente realizzata.

L’Arte offre al mondo la natura indicale del suo essere, che sia oggetto ripresentato e decontestualizzato, che sia un figurativo pittoresco piuttosto che una scultura minimal o concettuale: tutto è intriso di vita, tutto è complementariamente fuso, creando un’unità di risultati e di intenti.

Questo tipo di risultato ha aiutato a rendere l’arte un’occasione di solidarietà sociale, sia per quel che riguarda i livelli più alti di cooperazione internazionale sia per quel che riguarda la rivalutazione dei piccoli centri, che grazia all’Arte ritrovano vita, ritrovano Unità”.

Michela Malisardi

the LOST ROOM

Nature Mind

Nature Mind © A. Passerini 2011

Nelle varie stanze espositive le opere di Alessandro Passerini e la performance di apertura di Elisa Mucchi sveleranno la porta ad una stanza celata, dispersa ma presente, in cui tutti potranno entrare, e perdersi.

“In fin dei conti un ricordo ogni volta che ci sovviene risulta patinato da un colore dettato dall’esperienza, una fotografia-souvenir nella nostra mente è filtrata, come nella trilogia cinematografica di Kieślowski, da colori che ci ricordano l’umore del momento vissuto: in questo modo Passerini dipinge, stratificando il vissuto ed i suoi colori con le tinte del presente e della sua personalissima arte”.

Michela Malisardi

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Orari: tutti i giorni tranne il lunedì, dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 20.00

presso MARCONI27, via marconi, 27 – San Giovanni in Persiceto (BO)

Orario del vernissage: ore 17.30
Orario del Finissage: ore 20.00

Ingresso gratuito.

Patrocini: Premio Nazionale di Arte Contemporanea ‘B.Cascella’, Urbanica festival, Collettivo TM15, Simoni Arredamenti.

Curatori: Alessandro Passerini, Elisa Mucchi, Michela Malisardi, Antonio Simoni.

Artisti: Alessandro Passerini, Elisa Mucchi.

WIP | sostanza materica in corso di lavorazione

Progetto a cura di e con Elisa Mucchi.

con la collaborazione e sostegno di:

Rassegna di Arte Contemporanea Premio Basilio Cascella,
Alessandro Passerini,
Collettivo TM15,
MARCONI27,
Terry May,
Urbanica.

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Non è un’opera finita.
E’ possibile assistere e partecipare al processo creativo.
Fino ad arrivare di volta in volta ad un materiale più strutturato che si lascia contaminare dai luoghi e dagli incontri.
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A . 20 agosto h 19
REBEL REBIS | Terry May home gallery, via porta san Pietro, 56 – FERRARA
B . 3 – 4 settembre h 19/23
POETRY STREET | stadio, Migliarino (Fe)
C . 24 settembre h 19
BACK HOME | Terry May home gallery, via porta san Pietro, 56 – FERRARA
D . 25 settembre h da definire
the LOST ROOM | MARCONI27, via marconi 27, San Giovanni in Persiceto (BO)

www.elisamucchi.com
elimucca@libero.it

Poetry Street | poesia-visiva nei non-luoghi

SMELLSLIKETHESTREET - mondobizzarrogallery

SMELLS LIKE THE STREET by Mr WANY - mondobizzarrogallery

5 poeti: Dario Morgante, Monica Seksich, Viorel Boldis, Anna Pinto, Francesco Deiana.

5 writers: Mr. WANY, Andrea Amaducci, Alessandro Passerini, Mirko Dadich, Sabort.

1 performer: Elisa Mucchi.

Poesia-Visiva nei Non-Luoghi.

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Aleatorio, qui e adesso.

Si passeggia per la strada conteggiando quanti soldi avanzano nel portafoglio per fare la spesa, pensando ad accelerare il passo altrimenti si perde la metropolitana che ci farà arrivare in ritardo a quella famosa cena che si avrebbe voluto evitare in tutti i modi, ascoltando lettori mp3 isola-mente ci fanno abbassare il capo e fissare il suolo che si andrà a calpestare di lì a breve.

Si cammina e si dimentica.
Si cammina e si ricorda.
Difficilmente si cammina e si osserva.
E altrettanto difficilmente si cammina e si ascolta.

La città, il paese, l’angolo buio o la piazza affollata invece sono luoghi pieni di vita, ovunque ci sono cose da guardare, da annusare, da toccare.

I muri della città sono humus creativo, dinamico che tendono a sparire in breve tempo, come le parole di una poesia recitata.

Quale modo allora può avere l’arte per riacquistare il suo zeitgeist e ad incidere sul tempo?
Nuovi tempi, nuovi mezzi.

Non basta più il quadro a olio che non esce dalla sua cornice, non basta il libro di poesie lette davanti al caminetto, non basta il flash mob che segue la moda e fa starnutire, inutilmente ormai, 500 persone insieme.

Il segreto è far propri i mezzi che si hanno, mescolarli, unirli, strapazzarli fino a creare un mezzo nuovo che esprima.

“We slam, therefore we are” è stato fin dagli inizi dei primi challenge di slam poetry, lo slagan di questa corrente, che ha traslato e trasformato il concetto intimista della poesia classica, concentrandosi invece sul coinvolgimento del pubblico, che ha un ruolo predominante nelle slam poetry session.

Lo slam assume le connotazioni di sport, che coinvolge soprattutto i giovani, nel quale il giudizio e la critica vengono spronati al movimento e non all’isolamento che, seppur definitivamente non trascurabile, il libro tende a creare.

Una poesia celebrativa della comunità che diventa atto performativo, quindi.

Esattamente come i tag, gli street drawn, gli steakers, gli interventi di aerosol art non sono celebrativi solamente di chi li compie ma anche rivalutativi del luogo per il quale sono stati creati.

Come da ricetta, si proceda a mettere tutto in uno shaker.
Il risultato?

Artisti e painter saranno chiamati ad interpretarsi a colpi d’ispirazione e di talento, performance, poesia, slam, disegno e tag saranno il mezzo volto visivo della poesia, e la poesia sarà il volto evanescente dell’impronta personale con la quale l’artista deciderà di marcare la parete.

We slam ma anche paint, tag, shout, whisper, drawn… therefore we are!

Michela Malisardi

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dal 3 al 4 settembre 2011
presso il Centro Polifunzionale di Migliarino (FE), via matteotti, 11

Patrocini: Comune di Migliarino, Pro Loco Migliarino, Premio Nazionale di Arte Contemporanea ‘B.Cascella’, Urbanica festival, Collettivo TM15.

Curatori: Monica Seksich, Alessandro Passerini, Michela Malisardi, Marco Rizzoli, Elisa Mucchi.

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Eli © A. Passerini 2011

Un ritorno ed un omaggio dell’artista Alessandro Passerini alla sua terra natia e alle persone che di più hanno caratterizzato ed ispirato le diverse opere esposte.

“Pose non convenzionali e tagli particolari che di solito è più consueto trovare in fotografie, oltre a indicare la passione dell’artista anche per quest’arte, rendono i soggetti sospesi in un momento eterno.

Dai primi lavori, più schematici e meno naturali, Passerini ha raggiunto un tratto dinamico e spontaneo: riapre l’archivio della memoria, quello delle sensazioni, fugaci o durature, quello degli affanni, centrifuga i particolari che gli interessa descrivere, aggiungendo un pizzico di maestranza artistica et voilà!

In fin dei conti un ricordo ogni volta che ci sovviene risulta patinato da un colore dettato dall’esperienza, una fotografia-souvenir nella nostra mente è filtrata, come nella trilogia cinematografica di Kieślowski, da colori che ci ricordano l’umore del momento vissuto: in questo modo Passerini dipinge, stratificando il vissuto ed i suoi colori con le tinte del presente e della sua personalissima arte”.

Michela Malisardi

Vernissage: 22 agosto 2011, ore 17.30 con performance di Mauro Pambianchi dei LOU-d CAGE e Silvia Rabiti

Finissage: 24 settembre 2011, ore 17.30 con performance di Elisa Mucchi di URBANICA

Orari: su appuntamento al 320.9019.341

Ingresso gratuito

Patrocini: Premio Nazionale di Arte Contemporanea ‘B.Cascella’, Urbanica festival

Curatori: Terry May, Alessandro Passerini, Michela Malisardi.

Rebel Rebis | solo il Caos può partorire una Stella danzante

Mostra di pittura di Monica M. Seksich

Nella tradizione esoterica il Rebis è la rappresentazione del doppio, del due, dell’Armonia realizzata. Il Rebis (da res bina la cosa doppia) è una famosa figura ermetica riportata da vari autori in primis Basilio Valentino nel suo trattato sull’Azoto (1659).

Nel percorso artistico di Monica M. Seksich questa faticosa meta arriva con la messa in discussione di ogni certezza, con la ribellione alle correnti, la trans/gressione continua tra l’antico e il moderno, la sperimentazione sensuale che attraversa arti diverse, pittura, poesia, teatro. Un po’ di Bowie (Rebel Rebel è uno dei suoi brani preferiti) esemplificazione del perfetto androgino, un po’ di Velvet Underground, miscelati in un crogiuolo alchemico dove si incontrano gli dei dell’Olimpo e il rock, i Tarocchi e la ragion veduta, il serpente delfico e Lou Reed, i colori della terra e l’oro, metallo alchemico per eccellenza, il rosso conturbante del sangue unito al bianco e nero, che fu un leit motiv del post punk.

Orari: su appuntamento al 320.9019.341

Vernissage: 24 luglio 2011
Finissage: 20 agosto 2011

Orario del vernissage: dalle 19

Il vernissage ospiterà performance poetiche, e durante l’evento gli ospiti saranno coinvolti nella stesura di poesie kebab.

Il finissage ospiterà invece una performance della danzatrice Elisa Mucchi (Urbanica).

Ingresso gratuito.

Curatori: Terry May, Alessandro Passerini
Patrocini: Premio Nazionale di Arte Contemporanea ‘B.Cascella’, Urbanica festival

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